«Siamo qui oggi per vivere una giornata particolare: un’altra nuova tappa nel cammino rivolto al continuo miglioramento dell’assistenza sanitaria che questa comunità porta avanti ormai da anni, nel solco tracciato dal beato Novarese, al servizio dei sofferenti». Con queste parole l’arcivescovo di Vercelli, monsignor Marco Arnolfo, ha introdotto la celebrazione eucaristica avvenuta sabato 7 ottobre al Santuario della Beata Vergine del Trompone di Moncrivello (VC). Almeno duecento le persone che gremivano la chiesa per un’occasione particolare, che ha visto l’inaugurazione del nuovo servizio di Idroterapia intitolato alla memoria di don Remigio Fusi, per tanti anni rettore del Santuario.

«L’Idroterapia è una straordinaria opportunità – ha spiegato il dottor Claudio Solaro, primario della Casa di cura “Mons. Luigi Novarese” – perché, sfruttando l’acqua come prezioso elemento riabilitativo, dà, ad esempio, la possibilità ai pazienti di compiere gesti che altrimenti non potrebbero fare, accelerando così il processo di guarigione di determinati disturbi di carattere fisiatrico». Il nuovo servizio consentirà di offrire prestazioni terapeutiche più efficaci non solo alle persone ricoverate, ma anche a pazienti in regime ambulatoriale.

Terminata la messa, a cui hanno partecipato oltre duecento fedeli e concelebrata da don Gino Momo, don Bruno Capuano, don Fiorenzo Vittone, don Janusz Malski, don Alberto Carlevato, e don Pietro Testa, i partecipanti alla giornata hanno visitato i locali della nuova idroterapia e assistito a un breve incontro di introduzione al Complesso sanitario del Trompone.

A fare gli onori di casa, don Giovan Giuseppe Torre, rettore del Santuario, che ha ringraziato le autorità civili presenti alla giornata tra cui i sindaci di Moncrivello, Villareggia, Borgo d’Ale, Cigliano, l’onorevole Luigi Bobba e il consigliere regionale Giovanni Corgnati. «L’inaugurazione di oggi è stata resa possibile grazie a tutti i benefattori che hanno contribuito alla realizzazione dei nuovi servizi», ha detto don Torre, che ne ha ricordati alcuni tra i quali la Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli e di Torino e la famiglia Cerutti, nipoti del fondatore dei Silenziosi Operai della Croce, beato Luigi Novarese.

«Quello che colpisce – ha detto il dott. José Parrella, della direzione sanitaria –  è la grande umanità che gli operatori hanno verso i pazienti che curano. In questo, i Silenziosi Operai della Croce non sono mai venuti meno alla “mission” del fondatore: prendersi cura dei sofferenti».

Un insegnamento, quello del beato Novarese, che prosegue ancora oggi, come ha ricordato il moderatore generale dell’Opera, don Janusz Malski, che ne ha messo in luce l’attualità del pensiero, ponendo l’attenzione in modo particolare sulla cura della persona intesa come unione di corpo e spirito.

Durante la giornata è stata anche presentata al pubblico una nuova stanza per la riabilitazione neurologica con macchinari di ultimissima generazione, la cui principale caratteristica è quella di adattarsi alle esigenze dei pazienti. «Ogni soggetto ha necessità diverse – ha spiegato il dottor Claudio Solaro, primario della Casa di cura “Mons. Luigi Novarese” – e ora, grazie a queste apparecchiature, l’équipe medica è in grado di scegliere le terapie più adatte a ciascun malato».